L'abito e la persona.
Sotto il camice resta la persona di sempre.
Fuori la città dorme ancora. Davanti a te ci sono un armadietto di ferro, la divisa e qualche minuto per prepararti. Tra poco il turno comincia: la fragilità degli altri richiede attenzione, ma tu resti la stessa persona.
DIGNITÀSILENZIOSCELTA
Restituire dignità al corpo.
La cura comincia dal modo in cui proteggi il pudore.
Entri nelle stanze con il passo leggero. Aiuti chi non riesce ad alzarsi, lavarsi o vestirsi da solo. Il gesto è concreto: proteggere il pudore mentre restituisci autonomia.
PUDORECURADELICATEZZA
La schiena che brucia, il passo che non cede.
A volte servirebbe più tempo di quello che il turno concede.
Tre campanelli insieme. I piedi pulsano, i vassoi sono caldi. Una mano trema davanti al cucchiaio: ti siedi, respiri e aspetti. Un boccone alla volta.
RESISTENZAPAZIENZAFORZA
Lo sguardo che rassicura chi aspetta.
Per ogni domanda, la persona giusta a cui rivolgersi.
Arrivano i parenti con domande e ansia. Cerchi parole precise, senza promettere troppo. Quando l'orario finisce, loro tornano a casa. Chi è di turno resta accanto alle stanze.
ASCOLTOPRESENZAVICINANZA
La veglia nel silenzio del mondo.
Un campanello interrompe il corridoio silenzioso.
La squadra della notte ha ricevuto le consegne. Le luci grandi sono spente. Restano il ronzio dei monitor e il respiro della corsia. Chi chiama nel buio cerca una voce che dica: "ci sono io". Tu rispondi.
VEGLIASOLITUDINECORAGGIO
Il turno finisce. Il lavoro resta.
Le consegne passano. La cura continua.
Il cambio turno è arrivato. Passi le consegne, slacci la divisa ed esci nell'aria del mattino. Sei stanco. Il turno è finito.
Manca una faccia al ritratto collettivo degli OSS: la tua.